Grecia, così gli allevamenti intensivi di spigole e orate «uccidono» il mare: le testimonianze...

Pubblicato il 20 lug 2021
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Viaggio in uno dei principali hub per l'allevamento di pesce in Europa nel tratto di mare tra la regione Etolia-Acarnania e le Isole Ionie. La è il principale produttore europeo di spigole e orate destinate all'export (l'83 per cento del totale): il 41% va in , il Paese che spende di più per il consumo di pesce



Praterie di posidonia ingiallite, popolazioni di pesci selvatici crollate numericamente, aree di mare «morte». È una lenta agonia quella che negli ultimi decenni ha interessato il tratto di mare tra la regione Etolia-Acarnania e le Isole Ionie, in Grecia Occidentale, da quando sul finire degli anni ‘80 hanno iniziato a proliferare
allevamenti di spigole e orate, facendo di questo paradiso terrestre nel cuore del Mediterraneo uno dei principali hub per l'allevamento di pesce in Europa.
«Le attività di
hanno prodotto ricadute pesanti sugli ecosistemi marini», rivelano i primi risultati di uno studio dell'Istituto per la protezione del mare Archipelagos, un organo di ricerca indipendente con sede in Grecia che a giugno ha condotto per la prima volta un'indagine sul campo per documentare in modo sistematico l'impatto degli allevamenti di pesce in questo tratto di mare, attraverso fotografie, rilievi e campionamenti delle acque e dei fondali. «I risultati preliminari dello studio rivelano un paesaggio morto, con ecosistemi marini danneggiati dalle attività di itticoltura che vi insistono da decenni», affermano i ricercatori in un resoconto pubblicato nei giorni scorsi.
Lo studio di Archipelagos non fa che confermare le tante testimonianze degli abitanti e dei pescatori delle isole e dei villaggi che si affacciano su questo tratto di mare, che già da tempo parlano di fondali fortemente danneggiati e di specie selvatiche ridotte ai minimi termini. «Quando costruisci una grande gabbia in un'area di mare chiuso come questa, dove dovrebbe essere vietata persino la pesca, ci sono delle conseguenze», afferma Tef Karfakis, biologo marino che con l'Ong Terra Sylvestris da anni denuncia l'impatto dell'itticoltura nel delicato equilibrio di questo tratto del mediterraneo, dove si trovano tre aree marine protette «Natura 2000». «Quando i pesci scelgono un tratto di fondale come area di riproduzione lo fanno perché trovano delle caratteristiche ambientali ben precise. Non puoi interferire mettendo un impianto di itticoltura in quel tratto, altrimenti comprometti questo equilibrio», afferma Karfakis.
La Grecia è il principale produttore europeo di spigole e orate (150mila tonnellate di produzione nel 2019). Questo pesce è destinato prevalentemente all'export (l'83 per cento del totale), di cui una fetta consistente (il 41 per cento) finisce in Italia, che è il Paese che spende di più in Europa per il consumo di pesce (11,6 mld di euro nel 2019, dati Eumofa).
Nella regione di Etolia-Acarnania e tra le isole Ionie si... ( Francesco de Augustinis / Corriere Tv ). Guarda il video su Corriere: video.corriere.it/cronaca/gre...

Corriere della Sera
Commenti  
  • Rudy Rudy2341

    Rudy Rudy2341

    13 ore fa

    Mai non ho comprato pesce allevato soprattutto quelli di Grecia è pericoloso

  • Paola Arrigo

    Paola Arrigo

    5 giorni fa

    Catastrofe!!!!
    Ci rimarrà un deserto!!
    Aiuto!!!!

  • Leonardo Montuori

    Leonardo Montuori

    6 giorni fa

    Forse se fossero itineranti come le greggi non produrrebbero danno...🤷🏻‍♂️...chiedo...

  • InTrue

    InTrue

    7 giorni fa

    I ladruncoli di pesce, anche ENI svolgeva quelle truffe nel Mediterraneo, ma in Libia non le fanno, ecco perchè il pesce è ancora libero! Sono i cristiani da mettere in gabbia, non gli altri esseri!

  • Daniel P. Butz

    Daniel P. Butz

    7 giorni fa

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  • Be Happy

    Be Happy

    7 giorni fa

    Il 60% delle persone attualmente ricoverate nel Regno Unito per Covid è "completamente vaccinato": lo ha affermato Sir Patrick Vallance, consigliere scientifico del governo britannico in una conferenza stampa alla quale partecipa da remoto il premier Boris Johnson, costretto all'isolamento per essere entrato in contatto con il ministro della Salute Sajid Javid, risultato positivo.
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